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Aug

Ulcera gastrica del suino: il triplo approccio di Maberth

Quante volte è capitato di vedere i propri suini pallidi, notare delle difficoltà nell’assunzione della razione giornaliera, vedere animali apparentemente in forma e senza alcun evidente problema di salute deperire o addirittura morire rapidamente dopo essere diventati bianchi?

La causa, come ben noto, è da ricercarsi nello stomaco, e più precisamente nella pars esofagea di quest’organo che come conseguenza di molti fattori predisponenti e scatenanti, può erodersi fino a sanguinare, causando nel suino uno dei problemi più subdoli e spesso inaspettati che si possono verificare in allevamento: l’ulcera gastrica.

I fattori che portano a questa condizione sono diversi e vengono descritti nella prima parte di questo articolo. Accanto alla correzione dei fattori che hanno determinato l’insorgenza dell’ulcera, siano essi alimentari o di altra natura, è importante intervenire sollecitamente con delle misure nutrizionali che agiscano a livello dello stomaco, fermando il progredire della lesione gastrica. Maberth ha sviluppato una soluzione nutrizionale in grado di agire efficacemente, evitando il progredire dell’ulcera, consentendo all’animale di riprendersi, a seguito dell’eliminazione delle condizioni che hanno determinato il danno gastrico.

Come si riconosce un problema di ulcere gastriche.

Tale problematica colpisce con frequenze differenti tutti i settori dell’allevamento, ma a farne le spese sono spesso gli animali all’ingrasso e le scrofe. Le cause scatenanti possono essere molteplici, spesso più di una per volta o altre volte è un singolo fattore a determinarne la comparsa. Numerosi studi effettuati nel corso degli anni hanno evidenziato come la maggior parte delle volte il problema delle ulcere sia legato al sistema di allevamento, al management o all’alimentazione, abbastanza frequentemente alla contemporanea presenza di malattie infettive, raramente a infezioni dovute a singoli batteri come quelli appartenenti al genere Helicobacter, che, come ormai accertato in medicina umana, possono essere causa predisponente di focolai di ulcere in allevamenti senza altri evidenti problemi.

I segni clinici non sempre sono evidenti, soprattutto in presenza di animali sporchi o ambienti bui, sicuramente condizioni non ottimali ma in alcuni casi ancora presenti.  Molto spesso non ci si accorge del problema, fino a quando un maiale un po’ pallido ma tutto sommato in buone condizioni viene trovato morto. Se la perdita di sangue è meno grave, i suini diventano lentamente anemici e come conseguenza dell’anemia gli animali saranno deboli, si alzeranno a fatica e avranno una frequenza cardiaca e respiratoria elevata.  Alcuni animali terranno la schiena inarcata e l’addome contratto, segno evidente di dolore. Le feci risulteranno tanto più scure quanto più è grave l’entità del sanguinamento ma generalmente non è presente diarrea né tantomeno sangue vivo nelle feci, che risulta invece essere segno evidente di ileite/colite o enterorragia. Occasionalmente è possibile osservare vomito in caso di gastriti acute o come conseguenza di cicatrici occludenti il cardias (la valvola tra esofago e stomaco) derivanti dalla guarigione di ulcere pregresse o croniche.

Conseguenze delle ulcere gastriche

L’impatto economico di tale problema è legato (e percepito) principalmente alla mortalità di suini apparentemente sani e alla formazione dei cosiddetti “scartini” o bianconi, molti studi hanno dimostrato come gli animali arrivati apparentemente sani al macello abbiano nell’80/90% dei casi delle lesioni allo stomaco (paracheratosi), e si ipotizza che nel 25% dei casi queste lesioni possano aver sanguinato o comunque condizionato lo stato di salute dell’animale, ed è evidente come ciò possa influenzare negativamente l’ingestione e di conseguenza l’accrescimento di tutti gli animali allevati.

Come si forma l’ulcera gastrica

La mucosa dello stomaco del suino è divisa in due parti differenti, la pars esofagea che è identica al rivestimento dell’esofago e non ha uno strato mucoso protettivo e la parte ghiandolare ricoperta invece da uno strato mucoso che la protegge dal pH acido. In condizioni normali il pH della parte esofagea è neutro, mentre la parte ghiandolare ha un’acidità marcata, necessaria per iniziare il processo digestivo delle proteine, ed è proprio nella parte ghiandolare che vengono rilasciati enzimi proteolitici e acido cloridrico, che danno inizio alla digestione delle proteine. Sembra che in determinate circostanze gli enzimi e l’acido cloridrico possano raggiungere la pars esofagea e causare irritazione. Se ciò avviene per un lungo periodo di tempo l’organismo reagisce aumentando lo spessore dello strato superficiale; tuttavia, se tale condizione si protrae nel tempo, si possono verificare seri danni alla parete dello stomaco, portando a erosioni sempre più profonde. Quando viene danneggiato un vaso sanguigno subentra una emorragia, che, a seconda dell’entità del danno vascolare, può determinare la perdita di grandi quantità di sangue e portare a morte improvvisa l’animale, oppure, quando il danno è più limitato, comporta la presenza di un sanguinamento cronico.

Perché si forma l’ulcera gastrica

In circostanze normali, lo stomaco del suino tra un pasto e l’altro contiene una certa quantità di cibo non ancora digerito e questo aiuta a mantenere un equilibrio del pH tra la porzione esofagea neutra e la regione ghiandolare acida. Se lo stomaco si svuota troppo velocemente del materiale solido e si riempie di contenuto liquido, la superficie della pars esofagea verrà a contatto con i succhi gastrici provenienti dalla parte ghiandolare.

Nell’analisi dei diversi fattori predisponenti, sicuramente la composizione e la forma fisica dell’alimento sono da considerare tra i principali responsabili dell’ulcera nel suino. Quanto più è fine il mangime tanto più velocemente si svuoterà lo stomaco.

Anche l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (es. aspirina, ketoprofene) o steroidei (cortisonici) e l’insorgenza di patologie infettive (es. PCV2) facilitano l’insorgenza dell’ulcera.

Prevenzione dell’ulcera gastrica

La granulometria ottimale del mangime, per proteggere gli animali dal rischio di ulcera, deve essere superiore o almeno pari a 600-700 µm e sarebbe auspicabile che i vari componenti della razione fossero macinati in dimensioni differenti tra loro.

Il mangime in pellet sembra avere un effetto peggiorativo sull’insorgenza delle ulcere, mentre la presentazione dell’alimento in forma liquida o solida non sembra influenzare tale fenomeno, più importante risulta invece essere il tempo di permanenza dell’alimento nello stomaco, che più è elevato e meglio è.

La formulazione della razione ha anch’essa un ruolo fondamentale nella prevenzione delle ulcere; sono maggiormente a rischio formulazioni ad alta energia, diete ricche di amidi e a basso contenuto di proteine, scarso contenuto di fibre nella dieta,  mangimi con elevati  livelli di mais (specialmente se macinato finemente, gelatinizzato o estruso) o di frumento (> 55%), elevate quantità di siero di latte, elevati livelli di rame associati a bassi livelli di zinco, elevati livelli di grassi insaturi, specialmente se accompagnati da bassi livelli di vitamina E, carenze di selenio o vitamina E, quantità eccessive di acidi organici e inorganici per acidificare le diete e / o lo stomaco dei suini.

Dal punto di vista gestionale, la modalità e le condizioni di allevamento possono fare una enorme differenza nell’insorgenza del fenomeno; tutte le condizioni stressanti sono predisponenti. In particolare, risultano essere determinanti la densità degli animali, lo spazio in mangiatoia, nonché la disponibilità e l’accesso all’acqua di abbeverata e le condizioni microclimatiche all’interno dei locali di allevamento. Gli animali allevati su paglia manifestano, come prevedibile, meno ulcere gastriche; i suini stabulati su pavimento pieno vengono colpiti in percentuali minori, rispetto agli animali allevati su grigliato.

È molto importante anche la routine di allevamento, con pasti regolari, somministrati in orari adeguati alla stagione (ad esempio in estate gli animali vanno alimentati durante le ore più fresche della giornata), assenza di rumori improvvisi e operazioni stressanti (es. lavori di manutenzione non indispensabili o operazioni di pulizia fatte senza una cadenza oraria prestabilita). Si è notato anche che un intervallo di tempo troppo lungo tra l’avviamento del sistema di distribuzione dell’alimento e la somministrazione vera e propria di cibo, può portare ad eccessiva secrezione gastrica in assenza di alimento.

Un approccio razionale al problema consente di ridurre non soltanto l’insorgenza dei casi acuti, ma soprattutto la presenza di casi cronici, che risultano essere quelli che causano le maggiori perdite economiche in allevamento legate a questa patologia.

Il triplo approccio di Maberth

Per la prevenzione del problema, uno dei pilastri fondamentali nella lotta all’insorgenza delle ulcere gastriche consiste nel supportare la funzionalità dell’intero apparato digerente, attraverso l’uso di mangimi di elevato valore nutrizionale e tecnologicamente evoluti, per quanto riguarda la formulazione e l’integrazione minerale e vitaminica.

Quando il problema si è già presentato, per prima cosa occorre individuare la condizione che ha determinato la comparsa delle ulcere (management, alimentazione, condizioni di malessere di natura infettiva), in modo da intervenire in modo mirato e sollecito; per seconda cosa occorre valutare l’adeguatezza della dieta (formulazione, materie prime, ricerca di micotossine), aumentandone la digeribilità, perlomeno fintanto che il problema ulcere non è risolto. Per terza cosa si interviene con un prodotto specifico che agisce in modo rapido, contrastando l’eccesso di acidità presente all’interno dello stomaco in modo fisiologico e ristabilendo il pH ottimale.

Maberth ha sviluppato una soluzione altamente tecnologica da includere all’interno della razione, in grado di contrastare efficacemente l’eccessiva riduzione del pH gastrico. Si tratta di una miscela bilanciata di silicati ed idrati di Alluminio e Magnesio, supportati da cereali appositamente tostati e micronizzati, con azione antiacido a livello gastrico. Diversamente dai prodotti ad azione alcalinizzante che agiscono mediante una reazione di neutralizzazione chimica dell’acido (es. bicarbonato di sodio) e che possono provocare un effetto paradosso, stimolando la mucosa gastrica a produrre, in risposta al repentino innalzamento del pH, dell’ulteriore acido cloridrico, oppure, se somministrati in eccesso, possono rallentare i processi digestivi e favorire fermentazioni anomale, questo prodotto agisce per via “fisica”, sequestrando gli ioni H+ che vengono resi inattivi e vengono allontanati dallo stomaco. Grazie alla particolare composizione, oltre all’azione equilibratrice sul pH gastrico, il prodotto possiede anche un effetto adsorbente sui gas derivanti da fermentazioni anomale e sulle tossine derivanti da fermentazioni batteriche.

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